E quando torneremo ad abitare i nostri servizi…

Ad oggi ci hanno detto che le scuole resteranno chiuse fino al 3 di aprile e, per la verità, non abbiamo la certezza che quel giorno potremo tornare nel nostro nido, nella nostra scuola dell’infanzia…Anche se noi quella certezza vogliamo averla, vogliamo credere fortemente che i nostri servizi possano riaprire presto.

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Noi umani viviamo un tempo ordinario in cui sono scandite le nostre azioni abituali della giornata, della settimana, del mese e persino dell’anno. E ora siamo disorientati. Anche i bambini vivono il loro tempo ordinario, fatto di azioni che si susseguono cronologicamente: svegliarsi, fare colazione, andare a scuola, andare in piscina,…In questo momento loro avvertono un sentimento particolare: la perdita del tempo ordinario! Oltretutto il tempo straordinario di questi giorni è diverso da quello delle vacanze, pieno di giochi, di divertimenti, di aggregazioni gioiose anche fra adulti. Quello di oggi è un tempo nuovo e non sempre comprensibile.
Dobbiamo imparare ed insegnare ai bambini a gestire bene questo tempo che rischia di diventare troppo pieno o troppo vuoto, troppo leggero o troppo pesante.
E’ molto importante, in primo luogo, che passiamo ai nostri bambini la convinzione che arriveranno di tempi migliori, li stiamo attendendo, e la fiducia nella nostra capacità di saper affrontare le sventure della vita, la speranza che possiamo tornare alla vita di prima molto presto.

Im questi giorni lenti e lunghi, noi che lavoriamo nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, prepariamo tanti video da mandare ai bambini; li salutiamo, mandiamo baci che schioccano. Diciamo loro che ci mancano, tanto, anche se non possiamo abbracciarli, toccarli, vederli. Qualcuna di noi legge i libri che i bambini amano di più…l’ho fatto anche io…qualcun’altra canta le canzoni che si cantano con i bambini, qualcun’altra suggerisce giochi da fare tutti insieme, nello spazio ristretto della casa. E’ un lavoro prezioso…restituiamo volti e voci familiari ai bambini che dalle aule colorate delle scuole si ritrovano chiusi in casa in questi giorni di emergenza. In questo modo si tenta di non perdere il filo rosso della relazione. E è un modo per accorciare le distanze e rendere questa situazione più gestibile per i bambini e aiutarli ad affrontare questo cambiamento così forte. Dobbiamo impegnarci per dare continuità alla relazione educativa con le famiglie e con i bambini; per farlo, oggi, abbiamo le tecnologie, grazie a cui possiamo mantenere uno spazio minimo, ma fondamentale, di socializzazione. E continuare a sostenere, a distanza, le “nostre” famiglie.
Senza, però, dimenticare che, a distanza, mancano gli sguardi, ed è una mancanza pazzesca, le risate risate, i pianti e anche…le sacrosante incavolature.
Usiamo pure la tecnologia, ma al meglio…Gli inventori delle relazioni siamo sempre noi, la reciprocità è tale che quando manca, non si può fare proprio nulla se non insistere affinché ci sia, senza cedere.

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E che succederà quando potremo tornare a ripopolare i “nostri” servizi? Come potremo accogliere i bambini e le famiglie dopo una chiusura tanto lunga? E che accadrà dopochè tutti avremo vissuto un periodo certamente non facile?
La prima cosa che dobbiamo tenere bene a mente è che il giorno in cui il nido, la scuola dell’infanzia, riapriranno le porte non ci saranno consegnati solo i bambini, ma anche un mondo di emozioni…Riaccoglieremo i bambini che hanno vissuto un tempo di destabilizzazione a causa della mancanza delle solite routines, bambini che hanno visto genitori impauriti e forse qualche parente ammalarsi, bambini che, troppo spesso, hanno sentito parlare di morte. E, insieme a loro, riaccoglieremo madri, padri, nonni, zii che hanno dovuto far fronte, in solitudine per lo più, all’ansia e al panico, che hanno avuto forte bisogno di sostegno che, forse, non è mai arrivato, che hanno passato tanti giorni in casa in una condizione se non di clausura, di relativo isolamento.

E come li accoglieremo? Come sarà il nostro primo abbraccio?
La sospensione delle attività nei servizi educativi e la loro chiusura al pubblico si è rivelata negativa per lo sconvolgimento della vita familiare dei genitori lavoratori e, anche se in alcune realtà si sono avviate modalità per mantenere le relazioni, come dicevo prima, manca la corporeità, il contatto e la dimensione socializzante del gruppo di bambini. La tecnologia ci è utile, ma è pur sempre una soluzione di emergenza, e, per quanto ci sforziamo, restare connessi in questo modo, non è come se potessimo toccarci, parlarci a venti centimetri di distanza. Il contatto diretto è insostituibile. Mai come oggi ci rendiamo conto di quanto i servizi educativi, i nidi, le scuole dell’infanzia, non siano luoghi di custodia, bensì luoghi di educazione.

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E…allora…che accadrà il giorno della riapertura? Forse qualche famiglia ce la saremo persa, questo è da mettere in conto. La relazione con le famiglie è qualcosa di molto complesso, si costruisce nel tempo, un giorno dopo l’altro. E’ possibile che con qualcuno, per tanti motivi, non siamo riuscite a costruire un legame forte e, allora, li avremo persi. Tante altre famiglie, però, torneranno, torneremo a dialogare e a occuparci, insieme, della co-educazione dei bambini.

Qualcuno dei miei conoscenti o amici che ha bambini che frequentano il nido mi ha chiesto se sarà necessario ripetere l’ambientamento. Molti, in verità, sono un po’ spaventati da questa eventualità perché è probabile che quando le aziende riapriranno ci sarà molto da fare e non sarà semplice avere un periodo di ferie per riambientare i bambini al nido o alla scuola dell’infanzia.
Io credo di no. Non dovremo prevedere un ri-ambientamento. Tutto questo è accaduto in un momento dell’anno in cui gli educatori conoscevano già piuttosto bene i bambini, in cui i genitori avevano già acquisito fiducia nel servizio e in cui i bambini erano già padroni di spazi, tempi e routine…Ci sarà, probabilmente, bisogno di qualche giorno per riassestarsi, un po’ come dopo il rientro dalle vacanze estive, ma direi che nessun servizio proporrà lunghi tempi di rientro. Le relazioni già consolidate difficilmente sfumano.

Dovremo, certamente, essere molto flessibili. Molto più di quanto già lo siamo. Se i genitori, i nonni, gli zii,…avranno bisogno di tempi più lunghi nei momenti dell’accoglienza o del ricongiungimento dovremo concederli. Dovremo attrezzarci per farlo. E’ molto probabile che i genitori avranno bisogno di una parola in più…la situazione di oggi lascerà dei segni, anche profondi, e noi educatori dovremo essere pronti ad accogliere tutta la fatica vissuta, anche modificando qualcuna delle nostre modalità.

Prima della riapertura le équipe educative dovranno certamente riunirsi. Intanto per avere la possibilità di godere anch’esse di uno spazio e di un tempo per mettere sul piatto le fatiche attraversate…perchè anche noi che cerchiamo di essere sempre sorridenti, di trasmettere gioia e serenità, viviamo dei momenti di difficoltà. E poi per decidere tutti insieme come riaprire le porte del nostro servizio.
E dovremo pensare anche al personale ausiliario che, in molti casi, è rimasto a presidiare il servizio, a prendersi cura degli spazi disabitati. Dovremo coinvolgere anche le nostre ausiliarie nel momento della riapertura.

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E dovremo preparare le famiglie al rientro. Potremo mandare qualche messaggio, chiamarle una per una…per salutarle dal vivo e dire loro che le aspettiamo con gioia. Dobbiamo far sentire loro che le stiamo aspettando. Stiamo aspettando i bambini, le mamme, i papà, i nonni, tutti. E’ giusto che le famiglie sappiano quello che accadrà, come abbiamo pensato di riaccoglierle. E che sappiano che cosa abbiamo fatto in questo lungo periodo di lontananza.

E quando i bambini varcheranno di nuovo la soglia delle sezioni, dovremo salutarli uno per uno…ad ognuno dovremo dedicare una parola speciale. Dovremo mandare a ciascuno di loro questo messaggio: “Ti aspettavo! Sono felice che tu sia tornato. Ti ho pensato tanto in questi giorni in cui non ci siamo visti.” E’ nostro dovere parlare ai bambini e cercare di spiegare come ci siamo sentite durante la chiusura dei servizi. Perché, come ho spesso sostenuto, i bambini sono competenti. E comprendono bene parole e stati d’animo.

Condizione imprescindibile perché ci sia cura, ci sia educazione è la partecipazione consapevole di chi educa alla relazione. Non sarà una passeggiata il nostro rientro, questo no…Ma abbiamo bisogno di sapere che torneremo e i bambini e le loro famiglie hanno bisogno di sapere che speriamo che #andratuttobene.

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