Ancora sugli albi illustrati. Possiamo educare i bambini alla lettura?

Poco meno di un anno fa, scrissi un articolo in merito agli albi illustrati e al piacere che ne deriva dallo sfogliarli e leggerli.

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Gli albi illustrati sono affascinanti, alcuni ti rapiscono tanto sono belli…Non è facile, però, comprenderli realmente, ma è necessario prepararsi accuratamente per leggerli come si dovrebbe. Eppure li si propone ai bambini molto spesso. Come se, per il fatto che sono ricchi di belle immagini, fossero per loro immediatamente comprensibili.
Gli albi illustrati sono libri in cui le immagini e le parole costituiscono un insieme che dà vita alla storia. Alcuni elementi della narrazione si trovano, però, soltanto nelle illustrazioni, motivo per cui la comprensione di un albo richiede continui collegamenti tra testo scritto e immagini. E per fare questo, inevitabilmente, è necessario che ci si educhi alla loro lettura. E poi si educhi a tale lettura i bambini.

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Oggi questa speciale “forma narrativa” o “forma letteraria”, come la
definisce Marcella Terrusi, non è più riservata esclusivamente all’infanzia, ma in una società che vede una netta prevalenza di suoni e immagini ed è caratterizzata da una diffusa multimedialità, l’albo illustrato ha allargato il suo bacino d’utenza rivolgendosi anche a ragazzi, adolescenti e adulti

Le illustrazioni, inoltre, non sono per bambini pigri. Gli studi di pedagogia e le neuroscienze mostrano, infatti, che l’integrazione del codice linguistico e di quello dell’immagine, impegna molto le varie capacità cognitive.
Il professor Marco Dallari, direttore del Laboratorio di Comunicazione e Narratività dell’Università di Trento, autore e curatore di libri per bambini e insignito nel 2010 del Premio Andersen Italia, importante riconoscimento per la letteratura d’infanzia scrive: «L’uomo è un animale simbolico, diceva il filosofo Ernst Cassirer. Nei bambini e negli adulti, l’incontro tra testo e figura sembra attivare il lavoro ermeneutico e potenziare l’elaborazione della narrazione, come se associando i due codici si creasse un varco per l’intervento del lettore. L’alchimia scatta quando l’abbinamento tra testo e immagini non è scontato (fenomeno che Bruno Munari definiva la “ridondanza”) ma crea una discrepanza di senso e, comunque, «tutte le volte in cui le illustrazioni, che possono essere fedeli o meno alla parola scritta, possiedono degli elementi di qualità».

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I bambini che frequentano i nidi d’infanzia sono molto piccoli, alcuni non hanno nemmeno un anno…Possiamo leggere loro degli albi illustrati ad alta voce? Sì, possiamo farlo. Dobbiamo, però, scegliere con cura che cosa leggere; ci vogliono albi che possano soddisfare i loro bisogni sensoriali e di conoscenza del mondo.
Possiamo, con loro, partire dalla lettura degli albi di Helen Oxenbury, che ha realizzato dei cartonati molto belli, con delle illustrazioni vere e leggere. Albi che, attraverso immagini belle ma non distanti dal vero, raccontano ai bambini la loro vita in modo unico e peculiare. Albi che soddisfano il bisogno del bambino di conoscere sé stesso, gli altri e il mondo proprio perché questo mondo, questo suo piccolo mondo, lo rappresentano.

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Al nido, perché i bambini possano iniziare ad avvicinarsi ai libri, si può pensare di proporre loro, quando sono molto piccoli, libri di legno, stoffa o gomma, materiali che permettono loro di mettere le pagine in bocca senza che
nessuno glielo proibisca. Dopo queste prime esperienze più che altro sensoriali si può iniziare a proporre i primi albi illustrati, possibilmente cartonati.
Se li si ha a disposizione, i primi albi da proporre sono proprio quelli della Oxembury, che affascinano i bambini perché l’autrice dà vita soggetti ed oggetti della vita quotidiana. Le illustrazioni di questi albi, inoltre, sono molto vivide, quasi tridimensionali. Quando i bambini le guardano, riconoscono immediatamente cosa raffigurano. Silvia Blezza Picherle, illustre studiosa della letteratura per l’infanzia scrive in merito alle illustrazione in questione: Se si osserva il bambino che le guarda si può
notare come le riconosca all’istante, le distingua. L’intensità del rapporto che si instaura tra bambino e albo trova conferma e testimonianza da alcuni semplici gesti come: prendere l’albo e portarlo a sé, baciare il protagonista raffigurato; accarezzare l’animale presente sulla pagina. Gesti veri che racchiudono una lettura profonda e una piena comprensione degli oggetti/personaggi rappresentati….

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Se in un albo un bambino vede oggetti che fanno parte del mondo in cui vive tutti i giorni, facilmente farà un paragone con la vita quotidiana e si abituerà a collegare ciò che vede nell’albo con quello che accade nella sua vita reale. E, in questo modo, inizierà ad immedesimarsi con ciò che vede, fatto che, lentamente, lo avvicinerà al mondo della lettura, grazie ad un sottile processo educativo.

E come si leggono ai bambini gli albi illustrati?
Tutti sono strutturati nello stesso modo: sulla pagina di sinistra è rappresentato l’oggetto o personaggio in primo piano e sulla pagina accanto è rappresentata una scena che lo coinvolge in interazione con un bambino. Per rendere la lettura coinvolgente e stimolante, l’adulto che legge può, in primo luogo, mostrare le due illustrazioni nominando prima l’oggetto/personaggio singolo e poi narrando una micro-storia in relazione all’illustrazione accanto. In seguito l’adulto può ripetere nella realtà ciò che mostra la scena per poi tornare di nuovo al libro e alla lettura/narrazione.
I bambini, però, hanno bisogno di tempo per appassionarsi alle letture; hanno bisogno di adulti che leggano loro con passione e in maniera lenta e distesa; hanno bisogno di tempo per esplorare l’albo, le immagini pagina dopo pagina.

Più l’adulto che legge si collega alla vita quotidiana, più i bambini si affezionano a quanto sta leggendo. Di conseguenza è molto importante proporre albi validi, con illustrazioni autentiche che presentino la realtà nella sua
semplicità, per aiutare i bambini a coglierla e ad immedesimarsi nelle storie. E noi adulti possiamo mediare unendo i momenti di routine alle pagine dei libri, narrandoli e mostrandoli ai bambini.

Di seguito alcuni consigli per le letture.

Ai piccolissimi si può proporre “Buongiorno Sole” di Paloma Canonica, una breve storia del buongiorno, con calde illustrazioni. Nelle pagine iniziali e finali sono riportate le immagini riquadrate degli oggetti presenti nel libro affinché il bambino possa riconoscere, additare e denominare le piccole cose che accompagnano la sua giornata.

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Dagli 8 mesi in poi, leggiamo albi come “Leon si veste” di Linne Bie, in cui il piccolo Leon indossa prima il pannolino e il body, poi i calzini, la maglia e infine…oppure “Rosalie va a passeggio”, anch’esso di Linne Bie, in cui la piccola Rosalie va al parco con la mamma; sul prato ci sono molti giochi divertenti e Rosalie va sullo scivolo con Pecorella che la segue dappertutto, divertendosi con lei davvero tanto.

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Ai bambini di 16/18 mesi proponiamo “Le mani di papà”, di Emile Jadoul. Le illustrazioni sono molto semplici, grandi su sfondo bianco, e rappresentano scene quotidiane tra un bimbo e il suo papà che viene raffigurato attraverso le sue mani. Prima ancora che un bambino nasca ci sono le mani del suo papà ad attenderlo; mani che coccolano, che accolgono, che accompagnano, che aiutano a crescere. Finché, un giorno o l’altro, magari senza preavviso, arriva il momento in cui il bimbo lascia queste mani per muovere, da solo, i primi passi.

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Dai 20 mesi, si possono leggere albi come “Ciao ciao” di Jeanne Ashbè, un piccolo albo illustrato che attraverso un linguaggio semplice e l’utilizzo di immagini chiare e delicate, narra i distacchi e i riavvicinamenti che caratterizzano la vita dei bambini di tutti i giorni. Oppure “Il carretto di Max” di Barbo Lindgren ed Eva Erickson, che illustra la vita quotidiana di un bambino con poche frasi brevi e l’utilizzo di molte ripetizioni, che accompagnano illustrazioni colorate su fondi bianchi, buffe e ricche di dettagli (come ad esempio le espressioni e gli sguardi che si scambiano Max e il cane). Il libro fa parte di una collana che ha per protagonista il bambino Max e che raccoglie storie quotidiane raccontate ai bambini attraverso i loro occhi. Un’ulteriore pregio di questa pubblicazione è costituito dai risguardi di copertina, in cui si trovano tutti gli elementi ed i protagonisti presenti nella storia; questo facilita il suo utilizzo anche per i genitori e gli adulti poco avvezzi alla lettura con bambini piccoli perché li stimola a chiedere al bambino di identificarli all’inizio e di riconoscerli in seguito all’interno della storia.

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Ai bambini che quasi hanno tre anni, infine, proponiamo libri come “A più tardi”, anch’esso di Jeanne Ashbè; in esso sono raffigurati due bambini piccoli durante una giornata al nido. Cosa fanno? Come passano il loro tempo? Quali emozioni vivono? È difficile da raccontare quando si hanno a disposizione ancora troppe poche parole. E allora, questo libro racconta attraverso immagini e parole rassicuranti i baci della mattina, i giocattoli, i compagni, la pittura, la pappa, le pipì, il sonnellino, i litigi e le coccole, la stanchezza della sera e… la felicità di ritrovarsi! Tenere illustrazioni che parlano con dolcezza del distacco al momento dell’entrata al nido, dell’inserimento in un gruppo di piccoli amici, e di come affrontano tutte le novità che si ritrovano a vivere, in questa situazione, i bambini piccoli.

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(questo articolo è frutto di un percorso di formazione condotto dal Dott. Luca Ganzerla dell’Università di Verona, che ho seguito con passione a Torino all’inizio di gennaio 2020 e che ringrazio)

Albi illustrati: il piacere di leggere

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Mi piacciono gli albi illustrati. Molto. Quando entro in libreria, la grande libreria che si trova a due passi da casa mia, non riesco a non fermarmi, anche solo per qualche minuto, nell’angolo dedicato ai bambini e ai ragazzi…è magico quell’angolo…ci ho scovato tesori preziosi!

Un albo illustrato è qualcosa di davvero prezioso. E’ un insieme complesso di forme, parole e figure; sulle sue pagine si incontrano un testo e delle illustrazioni: le une completano, ampliano, approfondiscono, stravolgono il senso delle altre, dando vita a un linguaggio nuovo, originale. L’albo illustrato è fatto per condividere un momento giocoso con i bambini: il piacere dell’ascolto della storia si mescola alla bellezza di poter toccare le immagini.
E’ anche un prodotto che i bambini possono scoprire da soli, seguendo con gli occhi e le mani le illustrazioni, anche senza saper leggere la parte testuale.

Il libro è un oggetto prezioso e i bambini devono poterlo vivere, sia in autonomia, sia in compagnia di un adulto, sia insieme agli altri bambini quando si tratta di una lettura collettiva.
Man mano che si cresce e si impara a leggere ci si allena a comprendere una storia facendo dialogare immagini e testo, perché bisogna ricordarlo bene: le immagini non servono al testo, né è vero il contrario.

Mi accade spesso che, soprattutto in occasione di eventi di non facile gestione, i genitori dei bambini del nido o amici che hanno bambini molto piccoli mi chiedano se c’è un albo da leggere insieme al loro bambino per poter fare fronte a tali eventi…Vedo un po’ di delusione sui loro volti quando rispondo che difficilmente, leggendo un albo illustrato, riusciranno a superare la difficoltà che stanno vivendo. Perché non è facile “usare” un libro…è richiesta molta esperienza e non solo nella lettura.

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Intendiamoci…se conduco una formazione sulla letteratura per bambini, avrò con me dei libri che userò per esporvi ciò che penso in merito a quell’argomento. Oppure se sto conducendo una ricerca, probabilmente userò dei libri per condurre indagini su uno specifico argomento. Non è inappropriato parlare del libro come “strumento”, perché di fatto il libro è anche un oggetto utile, sia ai fini di comprendere e apprendere sia per interiorizzare, tramandare, e perfino leggere storie.

E non è neppure del tutto vero che il verbo leggere sia sempre legato al piacere: se sono alla scuola primaria e mi danno dei libri da leggere, ecco forse che quel piacere, per altro tanto promosso da genitori ed insegnanti, sarà secondario alla fatica. Oppure se devo leggere per lavoro testi poco interessanti o noiosi, di certo non si potrà parlare di godimento.
Quando però prendiamo tra le mani un libro per bambini, generalmente lo scegliamo per piacere…per il piacere di sfogliarlo, di guardare le illustrazioni, di leggere le parole che accompagnano queste illustrazioni.

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Scegliere un albo illustrato con l’intento semplicemente di leggerlo, arreca grande sollievo. Se noi diciamo: “Cerco dei libri sulle emozioni perché quest’anno la programmazione verte su quelle”; o “Cerco delle storie da leggere sulle emozioni”; o ancora “Desidero leggere ai bambini del nido delle storie sulle emozioni” le cose cambiano in modo sostanziale.
Il potere e la potenza delle parole che pronunciamo sono grandi. La nostra lingua è incredibilmente malleabile e possiamo utilizzarla per comunicare pensieri molto diversi tra loro.
Nelle tre frasi che riporto sopra, si può notare come l’ultima suoni molto più accogliente, aperta, e ci mostri un’educatrice che in primo luogo desidera leggere un libro ai suoi bambini; mentre nel primo caso è sottinteso (ed in maniera molto potente) il verbo “usare”. In tutti e tre gli esempi è presente la richiesta di libri a tema e la finalità di chi legge è probabilmente quella di trasmettere qualcosa che abbia a che fare con le emozioni. Quindi si potrebbe pensare che non cambi assolutamente nulla nell’intenzione che conduce delle maestre di a recarsi in libreria per cercare libri su cui poter lavorare.

In tutti e tre gli esempi è presente la richiesta di libri a tema e sembra che la finalità ultima dell’educatrice sia quella di trasmettere qualcosa che abbia a che fare con le emozioni. Si potrebbe, quindi, pensare che non cambi assolutamente nulla nell’intenzione che conduce delle educatrici a recarsi in libreria per cercare libri su cui poter lavorare. Invece, l’intenzione iniziale cambia, così come probabilmente cambierà la sensazione che i bambini avranno quando l’educatrice leggerà loro i libri scelti. I libri scelti per essere usati e non per essere letti diventano meri strumenti, impoverendo la progettazione educativa che, al contrario, potrebbe trarre enormi benefici se l’intento fosse solo quello di “leggere” un libro.

E’ molto importante che educatrici, mamme, nonne…leggano ai bambini quando anche loro hanno voglia, e soprattutto scegliendo albi illustrati che piacciano sia al piccolo sia al grande. La rilettura, si sa, è molto amata, e con i bambini di 2-3 anni si rischia di leggere anche dieci volte lo stesso racconto… meglio sia un racconto che diverta, non solo chi lo ascolta, ma anche chi lo legge! I bambini sono attenti osservatori e percepiscono la noia, la pigrizia, l’insoddisfazione dell’adulto… quale piacere di leggere possiamo trasmettere in questo modo? La lettura deve essere fatta di momenti spontanei, divertenti e spensierati, lenti… Deve allontanare i bambini, per quello che si può, dalla vita frenetica di tutti i giorni, che investe anche il loro gioco e il loro pensiero. E deve essere una lettura disinteressata, senza l’obiettivo di insegnare, trasmettere valori o le buone maniere: cos’ facendo si tradirebbe la lettura, perché il libro verrebbe usato come supporto ad un’educazione che spetterebbe solo all’adulto.
Per comodità, spesso si propongono storie a tema, in relazione ad alcuni bisogni familiari, ad esempio libri su come mangiar bene a tavola od usare il vasino correttamente abbandonando in questo modo il pannolino, come non dire le bugie diventando più obbedienti e rispettosi verso il prossimo…e così via. Qui, però, non c’è piacere di leggere…Riflettiamoci…

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E come si leggono gli albi illustrati ai bambini?
Leggere coinvolge la relazione adulto-bambino, una relazione che si costruisce giorno dopo giorno. E’, quindi, fondamentale leggere ai bambini in modo spontaneo, senza costruire scenari “finti” e poco genuini, perché è nella semplicità che tutto diventa intimo, privato…Sono momenti di pace estremamente importanti per alimentare la relazione. E’ chiaro, poi, che ogni persona ha il suo modo di leggere: più veloce, più lento, con le vocine per ogni personaggio oppure no…letture dolci o letture simpatiche piene di risate… Ogni lettura, in qualsiasi maniera sia fatta, regala al al bambino un piacere diverso, che assaporerà con estrema calma ma con la voglia di averne ancora un altro assaggio…

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E con quali criteri scegliere gli albi da proporre ai bambini?
Occorre cercare senza accontentarsi, scegliere secondo le capacità di attenzione e interpretazione del proprio bambino, senza farsi influenzare dalle età scritte in copertina e senza aver fretta di proporre albi per bambini più grandi.
Per i piccoli del nido è meglio scegliere immagini stilizzate? Oppure vanno meglio quelle ben delineate? Sfondo neutro o con tanti dettagli dell’ambiente in secondo piano?
Molte mamme, quando si parla di albi, mi dicono che preferiscono acquistare quelli con illustrazioni cariche di colori accesi, che giocano con la realtà modificando forme e proporzioni, e, soprattutto, che mostrano animali. Questa scelta deriva da quel pensiero (non so bene di chi) che i libri per bambini debbano essere tanto colorati…il resto non conta, perché tanto sono bambini.
Le neomamme, inoltre, fanno largo uso di albi illustrati “tattili” che non sono più narrazioni ma si riducono a piccoli esercizi sensoriali. Si tratta di quei cartonati che prevedono in ogni pagina una piccola zona in cui si può toccare
un materiale diverso, dal ruvido al peloso, dallo zigrinato al liscio brillante. Oltre a non prevedere una storia sensata ed interessante per il bambino, questi albi hanno protagonisti molto lontani dalla vita del bambino, come pinguini o dinosauri.
Un altro dettaglio su cui si soffermano le mamme sono i colori: più i colori sonoaccesi e più il libro sembra adatto. Poco importa se l’immagine è piatta e senza alcuna prospettiva, poco importa se parte dell’illustrazione non si capisca cosa rappresenti…l’importante è che abbia colori vivaci, molti e tutti insieme.
Ma un albo illustrato non è costituito solo da illustrazioni. Come dicevo prima ci sono anche i testi…testi scritti da chi non vuole insegnare nulla, che non parla attraverso diminutivi inutili che storpiano la lingua italiana, ma che invece racconta storie, seppur brevi, per bambini veri, interessati a sfogliare le pagine esplorando i minimi dettagli che sono inseriti nell’albo.
Si comincia con le prime parole, si continua poi con frasi un po’ più lunghe,
attraverso vocaboli nuovi che danno “musica” alla storia.