Lettera alle famiglie…tentiamo di salvare i servizi

Cara mamma, caro papà,

forse ci conosciamo, forse no…nel dubbio, mi presento…
Mi chiamo Marta, sono una pedagogista e un’educatrice…Lavoro in un nido comunale, Il “Girotondo” di Bresso, vicino a Milano. In questo periodo, come tutte le colleghe educatrici, sono a casa perché il governo ha stabilito la chiusura di tutti i nostri servizi.
Non sono in vacanza, però. Come non lo è nessuna delle mie colleghe. Ognuna di noi, in modo più o meno visibile, sta cercando di portare avanti del lavoro. Si fa progettazione, si seguono corsi di formazione, webinar, si leggono e rileggono libri di pedagogia che ci torneranno utili al rientro, si pensa alla riaccoglienza dei vostri bambini. Personalmente, faccio riunioni di equipe con le colleghe, seguo dei corsi di aggiornamento e formazione e preparo io stessa dei corsi di formazione che poi erogo. Non mi annoio di sicuro. Benché senta terribilmente la mancanza dei bambini, delle loro voci, del “mio” nido, insomma.

Non ti scrivo, però, per parlarti di me. Sono altre le cose che voglio dirti.

Se il tuo bambino sta frequentando un servizio privato, un nido o una scuola dell’infanzia, probabilmente ora ti stai domandando perchè il gestore ti chiede il pagamento della retta benché non abbiate usufruito del servizio.
Sono tanti soldi, in fondo! Come minimo 400 euro.
Lo so bene…Ho tre figli che hanno frequentato il nido e fino allo scorso anno io stessa gestivo un nido privato…So perfettamente a quanto ammontano le rette dei servizi per l’infanzia privati.
Hai il sacrosanto diritto di protestare. Quei soldi, probabilmente, ti fanno comodo. E perché pagare un servizio di cui non si è usufruito? Tanto più che le strutture pubbliche hanno sospeso i pagamenti delle rette. Perchè mai ci deve essere questa disparità?

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Hai ragione, cara mamma. Hai ragione a dire che la retta non va pagata. Lo dice anche il Codacons. Lo dicono gli avvocati. L’hanno detto anche a Striscia la notizia!

Vado indietro nel tempo…a un anno fa. A quando ero io a gestire un nido. Se il Coronavirus fosse arrivato allora ti avrei chiesto anche io, in qualità di gestore, di pagare la retta.
Non tutta. No. Non tutta. Forse avrei calcolato i costi del personale, delle utenze, di quanto non si può lasciare indietro (magari un piccolo mutuo), del canone di affitto. Avrei lasciato perdere il mio stipendio…il rischio di impresa c’è e se ne deve tenere conto…per fortuna mio marito lavora e proprio senza ossigeno non siamo…ma non puoi aspettarti che per tutti sia così. I titolari dei servizi privati lavorano in media 10/12 ore al giorno (tanto…tranquilli…i sindacati non si interessano dei padroni) ed è molto frustrante non avere un corrispettivo economico per tanto lavoro…ma qui si tratta di un’emergenza…se serve a salvare il servizio, del mio stipendio faccio a meno fino a emergenza finita.

Fatti i debiti calcoli, se tutto questo fosse accaduto un anno fa, avrei scritto a tutte le famiglie del nido chiedendo se fossero disposte a dividere la cifra necessaria a tenere il piedi il servizio che avevano scelto. Con cui più che un contratto avevano firmato un patto di alleanza educativa.

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Avrei scritto senza avanzare nessuna pretesa, sia chiaro. Semplicemente, con onestà e crudezza, avrei detto che quella era la cifra necessaria per coprire i costi del mese. Non l’avevo e nessuna banca mai mi avrebbe concesso un prestito. In tanti, però, forse avremmo potuto racimolarla e andare avanti.

Cara mamma, caro papà…
se ci conosciamo è perché tu avevi scelto il mio servizio per il tuo bambino. Hai, pertanto, avuto fiducia in me. Ci siamo abbracciati. Abbiamo pianto insieme guardando lui o lei e i suoi cambiamenti. Probabilmente ci siamo anche trovati in conflitto…so di avere un carattere non troppo morbido…ma ne siamo anche venuti a capo. Abbiamo sempre dialogato. Non smettiamo proprio ora.

So che non ho diritto di chiederti dei soldi. Ed è difficile, difficilissimo farlo. Tante relazioni, del resto, si rompono proprio per questioni di denaro. Non ho, però, altre soluzioni. Io desidero che il nido possa sopravvivere. Certo…ci ho investito tanto in tanti anni…e non mi riferisco solo agli investimenti economici. Ho investito tempo, che ho tolto ai miei bambini perché le giornate sono solo di 24 ore, ho investito cuore, perché io in questo servizio ci credo e voglio che sia un luogo in cui si respira educazione. Mi aggiorno costantemente per garantire qualità a tutti voi.
E adesso potrei…potremmo…perdere il nido. Io non ho un conto in banca milionario a cui attingere in casi di emergenza come questo. E sul conto aziendale sono rimasti pochi spiccioli. A marzo sono riuscita a coprire tutte le spese. Ad aprile non ce la farò. Non pagherò le educatrici, non pagherò le utenze e nemmeno l’affitto…Riceverò lettere da avvocati che nemmeno aprirò…non mi metteranno in mezzo alla strada perché ho tre figli minori. E, alla fine, visto che un po’ di sale in zucca ancora mi è rimasto, chiuderò l’attività. Perché i giochi al massacro fanno per me solo fino a un certo punto. I debiti in qualche modo li salderò…le educatrici potranno ottenere il sussidio di disoccupazione e proveranno a cercarsi un altro lavoro…non sarà semplice…ma in qualche modo faranno.

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Il nido, però, non ci sarà più. Quando l’emergenza sarà finita non accoglierà più il tuo bambino o la tua bambina. E sarà difficile trovarne un altro perché sono in tanti i gestori di servizi educativi che vivono questa stessa situazione.
Questa cosa mi fa male. Tanto male.

E a te? Cosa farete tu e il tuo bambino quando tutto sarà finito? Dove lo lascerai quando tornerai a lavorare? Intendiamoci, cara mamma, io non credo che il nido sia un luogo in cui semplicemente tu lasci il tuo bambino perché non hai altre soluzioni. Porti il tuo bambino al nido perché credi nel suo valore educativo; sei sicura, mentre sei al lavoro, che in quel luogo il tuo bambino o la tua bambina fanno delle esperienze belle e importanti per lo sviluppo e la crescita e stanno insieme a persone competenti e di cui tu hai piena fiducia.

Tra poco, però, sarai costretta ad iniziare a pensare ad un’altra soluzione. Te lo dico con un groppo in gola. Ma sarà necessariamente così.

Se, però, vuoi aiutarmi in un momento di enorme difficoltà io accolgo il tuo aiuto e ti ringrazio. Continuerò a insistere perché il governo intervenga e sia lo Stato a sostenermi e appena questo accadrà, stanne certa, cara mamma, restituirò tutto. Sono brava a tenere i conti…non ti preoccupare…riavrai quanto mi hai anticipato…Tutto fino all’ultimo centesimo.

Non posso aggiungere altro…ho detto tutto…Ho il cuore gonfio di angoscia e mi vergogno un po’ per le richieste che ti ho fatto. Non ho, però, nessun altro modo per salvare il nostro nido. Almeno adesso. Ti prometto, però, che continuerò a pensare a soluzioni alternative.

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Ti abbraccio. Virtualmente per ora. Sono certa che presto torneremo ad abbracciarci. Uniti ce la possiamo fare.
Non sulla pelle dei bambini. Non sulla pelle delle famiglie. Non sulla pelle dei servizi.

Marta, educatrice del nido comunale Il girotondo di Bresso (MI)

 

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